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CIRCO MIRANDA ORFEI: LO SPETTACOLO PIU’ BRUTTO DEL MONDO

IPPOdi Nicholas Stocco Quando si pensa al circo che approda in città, le prime immagini che tornano alla mente sono i grandi tendoni colorati, gli allegri clowns, e le straordinarie apparizioni di animali, esotici o nostrani, che si preparano a mostrare al pubblico impegnativi spettacoli di abilità, di prodezza o di comicità. Senonché nessun veterinario ha mai pubblicato un articolo che riveli la necessità biologica di una tigre di saltare in cerchi di fuoco e men che meno un suo minimo interesse e piacere nel farlo davanti un pubblico di esseri umani. Figurarsi che, al minimo slogan "Gli animali al circo non si divertono, né sono rispettate le loro caratteristiche individuali e necessità di specie", scatta il chivalà della gente, la quale ritiene che "gli animali siano ben tenuti, perché nello spettacolo si vedeva che erano in forze, e poi hanno un tetto sopra la testa e sono nutriti e coccolati" oppure "questo circo non li maltratta! Altri circhi, ma questo proprio no!" o addirittura "Eh vabbé, una volta nella vita ci si può andare dai, ormai poi siamo qui, avevamo già deciso". Poco importa quale sia il circo in questione, quale spettacolo mettano in scena, o che animali abbiano.

Le norme CITES (Convention on International Trade of Endangered Species = Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) prevedono “standard minimi di benessere” relative ad ogni specie animale, ma si rivelano palesemente inadatte anche all’occhio meno esperto: molti degli animali presenti nei circhi, secondo la normativa, hanno il diritto a 15 metri di spazio in cui muoversi.

Ebbene, le tigri in natura sono felini solitari che comunicano con tracce odorose, lasciate in punti specifici del loro territorio che può raggiungere le centinaia di chilometri quadrati. Nelle strutture circensi sono invece costrette in pochissimi metri quadrati di superficie, a volte in gruppi di 10-15. Allo stato brado un elefante africano può percorrere dai 30 ai 50 km in un singolo giorno e trascorre più di mezza giornata muovendosi e nutrendosi; al contrario al circo l’attività fisica è limitata e il pascolo non e disponibile. Un ippopotamo, invece, può raggiungere i 40km a nuoto, in cerca di cibo, nell’arco di una giornata, e trascorrerla per la maggior parte di essa in acqua, dove evita lo screpolarsi della pelle.

Anche Rovigo si veste di festa! Dal 15 al 25 febbraio 2013 il piazzale dietro il C.C. La Fattoria ha ospitato il Circo Miranda Orfei, il “grande circo dai meravigliosi spettacoli” recitati dal megafono davanti l’entrata.

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Un grande circo davvero, che, internet alla mano, ha un lungo passato alle spalle.

Nel 2010 il Tribunale di Como ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti dell’Amministratore del Circo Miranda Orfei, per aver detenuto in condizioni incompatibili con la loro natura gli animali, sottoponendoli a lavori insopportabili per le loro caratteristiche etologiche. Sempre in quell’anno, nell’attendamento in provincia di Ferrara del maggio 2010, il Servizio Veterinario rilevava notevoli lacune nella detenzione degli animali dato che non era possibile garantire il benessere di alcuni di essi. Il grande amore del circo si è esplicitamente dimostrato quando, attendatosi a Como nel dicembre 2008, ha lasciato un ippopotamo in mezzo alla neve, un elefante ed un dromedario al freddo all’interno di autocarri poco spaziosi, uno scimpanzé al buio in una gabbia su un furgone ed alcuni cani legati alla catena alle intemperie. Tutto questo è costato una multa di soli 3.800 euro all’Amministratore unico del Circo Miranda Orfei.

Due anni dopo, alcuni attivisti hanno filmato gli animali presenti l’esterno del circo Miranda Orfei attendato, questa volta, a Cesena dal 9 al 18 marzo 2012. Fra tutti gli esseri viventi esibiti negli improvvisati recinti, ha colpito particolarmente la condizione di un ippopotamo, trattato come un fenomeno da baraccone, e completamente snaturato dal suo habitat. La dr.ssa Giulia Bompadre, medico veterinario comportamentalista ha visionato il video e lo ha commentato dicendo che era evidente che quell’ippopotamo non era in grado di soddisfare i propri bisogni fondamentali. Erano chiari l’isolamento sociale di questo mammifero erbivoro che in natura vive all’interno di gruppi sociali, l’inadeguatezza dell’ambiente fisico, che gli rendeva impossibile manifestare i normali comportamenti di specie.

A Rovigo, oltre al sopracitato ippopotamo, lascia senza parole una tigre che cammina avanti e indietro nella sua gabbia, ripetendo sempre gli stessi movimenti.

L’etologa Myriam Jael Riboldi di Etologia Relazionale dopo aver visionato il video da noi prodotto, conferma che il comportamento stereotipato degli animali indica spesso uno stato di grave disagio psicologico e fisico. Da alcuni studi risulta che la compulsione nel ripetere il movimento può addirittura servire all’animale per abbassare, anche in termini neurochimici livelli di stress e sofferenza, probabilmente insostenibili. La dottoressa Riboldi richiama un altro etologo, Danilo Mainardi, che nel 1988 descriveva il tipico comportamento stereotipato in un’orsa che proveniva da un circo. Una volta tolta dal circo che la costringeva ad una gabbia angusta e trasferita in una struttura più ampia, lei continuava a camminare avanti e indietro come se invisibili sbarre delimitassero ancora la gabbia in cui era stata costretta per anni. “Questi animali” continua la dottoressa Riboldi  “vengono privati dei bisogni primari, come spazio e tranquillità (viaggiare dentro un tir in autostrada non lo possiamo considerare accettabile), viene negata loro la possibilità di vivere in un ambiente adatto, vengono sottoposti a forme di addestramento senza nessuna verifica che queste siano non violente e rispettose (ammesso che l’”addestramento” di un essere vivente possa mai essere “rispettoso”) ma ancor più grave, se possibile, vengono negati loro i legami famigliari, i legami emotivi, il gioco, le relazioni con altri animali, le strutture sociali; tutto ciò che fornisce ad un essere vivente (umano o non umano) motivi per vivere una vita degna di questo nome. In cambio gli offriamo la possibilità di “divertirci”.”

Dulcis in fundo, il Circo Miranda Orfei, in attesa della condanna da parte del Tribunale di Como per maltrattamento e detenzione incompatibile, nel 2008 ha beneficiato di 35.000 € e di ulteriori 30.000 € nel 2009, soldi che provengono dal FUS, Fondo Unico dello Spettacolo relativo ai circhi, a sua volta garantito da una legge del 1968 (n. 377) che riconosce alle imprese circensi una funzione sociale. Più in generale questa legge ha permesso ai soli circhi italiani un finanziamento pari a 6.252.883,32 di euro, soltanto per l’anno 2010 (fonti LAV).

Non ci sorprende più nulla. Educhiamo i nostri figli a riconoscere come normale ed ordinario che un ippopotamo, o una giraffa, o una tigre, trascorrano tre quarti della loro vita in una gabbia in giro per l’Europa, in un ambiente totalmente diverso rispetto a quello che la natura ha riservato loro. E sull’aspetto educativo, ahimé, c’è moltissimo da dire. Il circo con animali, come gli zoo, non fanno bene nemmeno ai bambini: a dirlo è un documento (scritto dalla dott.ssa Annamaria Manzoni) sottoscritto da centinaia di psicologi italiani, secondo il quale il rapporto con gli animali, fondamentale per lo sviluppo psicologico dei bambini, viene distorto all’interno di strutture come zoo e circhi. Lo studio afferma che “il circo comporta che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie.

Tali contesti, lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza per la realtà animale, sono veicolo di una educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che e fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia”. Sono sicuro che ognuno abbia il buon senso di percepire quale personale tragedia investe gli animali rinchiusi nei circhi. Esseri viventi che percepiscono le emozioni, provano paura, solitudine e dolore proprio come noi. Spesso gli addetti del circo replicano a queste osservazioni affermando che ‘vogliono bene ai loro animali’, ma non possiamo negare quella che è una realtà evidente, una verità che nel profondo tutti sappiamo: essi vorrebbero vivere liberamente la propria vita, nel proprio ambiente naturale, a contatto con i propri simili.

Anche a Rovigo, comunque, il Circo Miranda Orfei non ha smentito la sua fama. Dopo aver io stesso ricevuto una telefonata anonima che minacciava danni alla mia abitazione se avessi preso parte alla manifestazione contro il circo, le immagine degli animali che gli attivisti hanno filmato parlano da sé.

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  1. Il circo Miranda Orfei |

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