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TANTI VEGGIE, POCO PRIDE

di Fabio "VegWizard" Costanzo In tutto il mondo, sempre più manifestazioni di orgoglio invadono le capitali o le grandi città che ospitano il Gay Pride, accogliendo migliaia di donne e uomini omosessuali e semplici sostenitori dei diritti di chi ama con gusti diversi dalla maggioranza. Persone, cittadini colorati, ironici e spesso trasgressivi si riuniscono in queste sfilate, portando in parata la loro umanità, la fierezza e la gioia della scelta e della libertà che da essa deriva, come affronto al pregiudizio ed agli ostruzionismi politici e falsamente morali di chi fa dell’omofobia un vessillo. A Milano si è imitato il “Pride”, l’orgoglio di essere diversi.

Questa volta non per appetiti sessuali, ma per la scelta di lasciar libero di vivere chi è vessato dallo sfruttamento. Tanti vegani e vegetariani si sono riuniti per una sfilata, in nome dell’alternativa allo sfruttamento millenario degli animali, maltrattati e trattati come oggetti per garantire alla specie umana, sempre più avida ed arrogante, la sopravvivenza (prima) ed i piaceri di una cieca routine in nome della gola (ora). Partita sul concetto della fierezza di non essere un assassino o un committente omicida, presto il “pride” è diventato uno dei tanti cortei contro lo sfruttamento animale…

Davvero in pochi abbiamo diversificato questa parata da una qualsiasi delle tante manifestazioni di dissenso sociale che si tengono tante volte l’anno, per ogni campo di sfruttamento animale: dall’alimentazione (deviata e deviante), alla farmacologia (ipocrita e avida di denaro), al divertimento (circhi, caccia, pesca…). Abbiamo portato il contrappasso di una realtà fantasiosa, in cui gli animali d’allevamento e la Natura vivono sprazzi di vita vera e spensierata, rivendicando la loro libertà sui sopraffattori insanguinati: macellai, cacciatori, pescatori, allevatori… Con trucco, travestimenti e gadget simpatici e curiosi volevamo lanciare un messaggio preciso: “Gli animali finalmente possono gioire e soprattutto VIVERE! Noi siamo qui, belli, solari, in salute e FELICI di non essere la causa di questo olocausto! Se voi state bene nelle vostre comodità, noi siamo FIERI di vivere bene senza provocare morte e sofferenza agli altri!!”

Noi abbiamo inteso il nostro orgoglio con tanti colori, tanta ironia e con l’intento di provocare; altri lo hanno inteso sì ironico, ma più concreto e crudo. Hanno mostrato, attraverso foto o striscioni, le condizioni degli animali sacrificati al malsano egoismo umano, prendendo le distanze da quel massacro, come per dire “Guardate cosa viene fatto agli animali per il vizio!! Noi non ne siamo più responsabili… noi siamo Vegan… e fieri di esserlo”.

Personalmente, questa è l’anima di una parata di fierezza, un vero Veggie Pride. Dopo solo pochi metri di sfilata, ci siamo ritrovati in una vera e propria marcia di protesta… cosa per niente diversa da un sit-in o da una manifestazione contro McDonald’s o Green Hill. Forse, questa volta, mancava soltanto un preciso obiettivo di protesta… Megafoni e voci urlavano “assassino” ad un pubblico indefinito. Di nuovo, il vegan ha tirato fuori solo il suo lato criticante. Si è abbattuto come un pugile rabbioso si getta sul suo avversario, con foga scadente in strategia e razionalità, senza un apparente motivo di protestare.

Siamo tutti consapevoli dei motivi per cui la rabbia sia effettivamente parte integrante della vita di un animalista. Ci sono tanti soprusi e tante violenze sugli animali da poter fare veramente da compendio ad un apprendista nazista o comunista, e spesso i vessatori degli innocenti hanno introiti da brivido, ed i politici sono sempre ben disposti verso questo tipo di “gente”. La rabbia, però, non può e non deve diventare un epiteto che contraddistingue i vegani. Nel resto del mondo (eccetto che in alcune società civilmente avanzate, come la Gran Bretagna o il Nord Europa) i vegetariani sono già visti come mangia-insalata tristi e moralisti, con un unico chiodo fisso in mente: rompere le scatole agli onnivori e togliere loro la bistecca dal piatto, sempre pronti a fare paternali gratuite, da non ascoltare.

Per quanto possiamo essere indignati dalla realtà che ci circonda, per quanto dobbiamo sopportare ancora l’ignoranza della gente, che fa moralismo verso gli handicappati o verso i bambini che muoiono di fame (senza sapere o voler sapere che questi muoiono di fame anche perché il loro mangiar carne toglie cibo ai popoli poveri) non dobbiamo perdere di vista un aspetto fondamentale della società, intesa come gruppo di persone che condividono regole e costumi di vita: la comunicazione. Avere sempre a che fare con un polemico compagno di banco, costantemente pronto a guardarci nella merenda, ad accusarci di avere causato la morte di un animale senziente ed indifeso, senza che sia mai in grado di dare prova di avere una vita serena, o meglio ancora, di essere felice grazie alla scelta che ha fatto, non aiuta certo chi si ha accanto a valutare l’alternativa. Per loro, questo compagno sarà sempre solo un frustrato incapace di godersi la vita.

In un movimento rivoluzionario così delicato, responsabile ed innovativo per l’intera società, c’è bisogno di tutto: la CONDANNA di ciò che si ritiene osceno; il RIMPROVERO, perché scuota le coscienze di chi può sentirsi responsabile del sangue che inonda i macelli; l’ESEMPIO per chi vacilla nella scelta, timoroso delle conseguenze del cambiamento che vorrebbe fare; la GUIDA per chi dovrebbe garantire un progresso sociale (legislativo e civico), attraverso la proposta serena di nuove alternative senza crudeltà e più ecosostenibili; la PROVA di serenità e gioia nell’essere vegan, per chi si chiude nello scetticismo, dietro l’ignoranza dei luoghi comuni.

Siamo abbondantemente bravi nei primi due punti… ma quando è possibile vedere il resto? Quando si può dimostrare che l’Orgoglio Vegano, il Veggie Pride, è veramente praticabile? Lo stile di vita “Veggie” non si limita a dare una versione opinionista su come potrebbe essere un mondo migliore, ma ne è una prova, fatta e fattibile per tutti quelli che non vogliono più rabbia e violenza contrapposta alla loro, ma vogliono solo una soluzione. Quando arriverà il momento di dimostrarlo?

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12 Commenti su TANTI VEGGIE, POCO PRIDE

  1. ecco.
    sinceramente uno dei motivi per cui ho deciso di non parteciparvi nè lo scorso anno nè questo (sono veg solo da due anni) è proprio il rancore che traspare.
    il senso di superiorità che i veg adottano troppo spesso nei confronti di chi non lo è, puntando il dito con arroganza, dimenticandosi che una volta anche loro erano felici mangiatutto.
    io non credo affatto nelle azioni che mirano ad intimorire o a giudicare negativamente, trovo sia molto più efficace l’approccio felice, e il Veggie pride non ha proprio nulla di felice, produce lo stesso effetto del Gay Pride: negli intenti magari le idee sono giuste, la gente da “fuori” però vede il tutto solo come un enorme baraccone di pagliacci irritanti e provocatori, ottenendo una reazione di chiusura e non certo di apertura.
    questo dispiace molto perchè si potrebbe invece utilizzare una manifestazione di tale portata per aprire gli animi a ciò che di bello c’è nel Veg.
    ogni anno guardo il programma della manifestazione e poi decido di non andarci per questi motivi…..spero che il prossimo anno le cose possano cambiare, anche se lo zoccolo duro dei Vegincazzaticontuttienontolleranti è difficile da limare…..
    un saluto 🙂
    Bibi

  2. Ciao Bibi,
    ma tu quali suggerimenti daresti agli organizzatori per una manifestazione più efficace? Simona

  3. Simona personalmente partirei dal non fomentare la crudeltà sotto ogni aspetto: una manifestazione CONTRO la crudeltà non dovrebbe portarla in piazza sotto forma di crudeltà verso gli altri esseri umani. Io eviterei i corpi umani incellofanati con tanto di sangue che cola, eviterei i cartelli che accusano a grandi lettere “Assassini!!!” e via così. Chiarirei che noi siamo lì per far vedere quanto è realmente BELLO essere felicemente vegan, e non quanto è cazzuto essere dei vegan feroci e armati contro il resto del mondo…..l’accoglienza e il rispetto ottengono sicuramente più risultati della cattiveria che troppo spesso i vegan mostrano verso gli altri umani.
    Sono convinta che la gente, sentendosi sotto accusa, innesca automaticamente un meccanismo di autodifesa, mentre invece vedendo allegria e gioia e bellezza e bontà dei cibi non crudeli, resta più affascinata e per lo meno incuriosita.
    la gentilezza è una cosa rara e salta agli occhi, viene notata ed apprezzata. La cattiveria e l’accusa sono sulla bocca di tutti e allontana o fa scattare la difesa.
    Partirei da questo.
    Barbara

  4. Uhmmmm… non so Barbara, chi è veg e attivista da tempo probabilmente dopo un po’ di manifestazioni “felici” un po’ si stufa. Non fraintendermi. E’ che dopo anni che ti senti rivolgere sempre le stesse domande e che ti trovi a dare sempre le stesse risposte, vorresti semplicemente aprire la testa di quello che ti sta davanti, connetterti con un jack e buttargli dentro tutto quello che sai e che hai visto o che provi. Cerchiamo in mille maniere di far vedere la realtà di quel che succede nei macelli, negli allevamenti intensivi, negli allevamenti da pelliccia, nei circhi… e sembra sempre che non serva mai a nulla. Sembra sempre che la gente non voglia SAPERE o VEDERE. Quante volte fai vedere immagini cruente di macelli (che poi sono semplicemente immagini reali) e le mamme tappano gli occhi ai loro figli perché “non vogliono vedere in quanto troppo sensibili”. Quando abbiamo proposto le persone invaschettate a Rovigo per la giornata Internazionale per l’Abolizione della Carne alcune persone ci passavano accanto e si riparavano gli occhi dicendo “NON MI FATE VEDERE QUESTE COSE”. Ma è così dura la realtà? E’ così difficile accettare e vedere quello che veramente succede? In fondo è quello che arriva sul loro piatto.
    Penso che in tanti si siano semplicemente stancati di far buon viso a cattivo gioco e pensano che sia ora di far capire con le buone o con le cattive quello che veramente succede…
    Nel post del blog che ti linko qui di seguito ci sono alcuni commenti di Marco, l’organizzatore del VegPride italiano. Tra le altre cose spiega perché il VP in Italia ha scelto di chiamarsi solo Veggie Pride eliminando il termine Parade. Mi farebbe piacere un tuo commento in merito.
    http://shekkaballah.wordpress.com/2011/06/21/veggie-pride/#comment-2398

  5. ciao, sono Marco, uno degli organizzatori (ciao Simona!).
    Lo scritto, e i commenti successivi, contengono molti spunti interessanti, anche se io credo rimangano alcuni aspetti di confusione che si riscontrano spesso nei commenti pre e post veggie pride.
    Vorrei intanto rimandarvi, oltre che a manifesto e faq del veggie pride che trovate su http://www.veggiepride.it, ad alcuni “vecchi” testi scritti da partecipanti francesi, ora integrati con altri scritti, proprio su questo tema: http://www.veggiepride.it/index.php/documenti/52-per-chi-ritiene-che-il-veggie-pride-sia-troppo-triste
    Uno dei punti principali in cui dovremmo fare chiarezza è la distinzione fra contenuto e forma. Perchè il contenuto del veggie pride è piuttosto chiaro: non è un corteo che serva a far vedere che essere vegetariani o vegan è “bello”, nè che fa bene alla salute (ammesso che in assoluto poi sia vero che fa bene alla salute) o all’ambiente o ai bambini del terzo mondo. E non è neppure un corteo che serve a “veganizzare” dei singoli individui (sarebbe assurdo mettere in piedi una cosa del genere per questo).
    E’ un corteo in cui si denuncia il fatto che gli animali vengano mangiati, il fatto che alcuni si rifiutano di farlo e per questo sono fieri, e il fatto che costoro sono per questo motivo ostacolati o denigrati e così via. Nessuna di queste cose, di per sè, è molto allegra. Ma, se guardiamo alla forma, queste cose possono essere dette con rabbia, con tristezza, oppure con ironia. Perchè tendenzialmente viene più spontaneo dirle con rabbia o tristezza e non con ironia? Per vari motivi, che non approfondiamo qui, ma che lasciamo all’indagine “sociologica”, diciamo 🙂 Più interessante è capire perchè la prevalenza di rabbia e tristezza porta molti a pensare che sia un corteo che accusa i singoli in modo colpevolizzante. Il punto non è se ciò sia efficace, perchè il fine del Veggie Pride non è convincere 2 o 3 passanti a modificare i propri consumi (come se poi modificare i consumi dei singoli potesse essere una ricetta politica sensata per abolire la strage degli animali). Il punto è se sia giusto e se sia quello che vogliamo, e se sia quello che discende dall’impostazione del vp. Io non penso che questa colpevolizzazione del singolo debba essere una conseguenza necessaria del fatto che prendiamo una posizione chiara. Si può riassumere tutto ciò con una formula semplice: andiamo in piazza dicendo chiaramente che cos’è il carnivorismo (un omicidio), ma non ci interessiamo ad inveire contro i carnivori chiamandoli “assassini”. Nonostante questo, è comprensibile che determinate realtà (cioè non singole persone) vengano apostrofate come “assassini” in un contesto del genere. Quello che non mi è chiaro è perchè quando si tratta di animali noi stessi dobbiamo essere così attenti e delicati, mentre quando si tratta di umani non abbiamo la stessa delicatezza. Avete mai visto qualcuno che si scandalizza perchè un corteo pacifista grida “vergogna” davanti ad una caserma militare? Eppure è la stessa cosa, o no?

  6. Isotta Vegman // 5 luglio 2011 alle 15:25 // Rispondi

    che cosa “si intenda ” per vp “Italia” è ampiamente spiegato sul sito.
    Purtroppo ahimè bisogna leggere un 5 o 6 pagine, cosa che non tutti fanno. A questo punto ( lo sostengo da 3 anni) sarà opportuno cambiare nome alla manifestazione per e fare in modo che, già da questo, sia possibile capire che il “solito” pride non ha nulla a che vedere con “questo” corteo, questo corteo così come è nato nella testa di chi lo ha inventato e per come lo intendono coloro che lo organizzano … me compresa 🙂 .
    Il mio suggerimento è quello di fare annualmente due veggie
    – uno pride – allegro
    – uno più serioso dedicato all’orgoglio della connessione fra il proprio veganismo e l’abolizione schiavitù animale.nelle “proprie” abitudini alimentari.
    per Fabio: scrivi “ci siamo ritrovati in una vera e propria marcia di protesta…… cosa per niente diversa da un sit-in o da una manifestazione contro McDonald’s o Green Hill.”

    Allora
    – la protesta contro lo sfruttamento animale è “quasi” il cuore della manifestazione,come è scritto nel sito ,
    – più precisamente il cuore l’affermazione che lo sfruttamento a scopo alimentare DEVE FINIRE così come è finito per noi dal momento che lo riteniamo “ingiusto” e solidarizziamo con gli animali torturati e uccisi.

    Ora Fabio, se ” questo ” è il cuore di” quella” manifestazione , ti pare che sia compatibile con una parata di carote e zucchine felici ?

    oppure , visto che sfilano persone contro la tortura animale ” a prescindere” è così stonato urlare assassini davanti al mc don?

    Il vp non deve compiacere a nessuna forza sociale o essere SIMPATICO a chi ci guarda .La sfilata non è per fare adepti perchè noi siamo gioiosi e felici , è per dire , anzi AFFERMARE, pure con urli e slogan, che allevamenti e mattatoi devono chiudere perchè INDEGNI di una società civile.
    Bastava leggere il sito…
    Con immutata simpatia , per tutti Venus 🙂
    Isotta

    • Carissima Isotta,
      solo una precisazione in merito alle “carote e zucchine felici”. Marco, in un commento al blog di Shekhabballah (si scriverà così? Non ricordo bene…), dice una cosa giustissima: nella “felicità” rappresentata dai Venus era sottinteso un messaggio molto radicale, ossia che le mucche (conigli, polipo ecc…) possono essere tranquille e felici solo in mezzo agli ancora pochi (purtroppo) vegan che li rispetteranno. La nostra intenzione era quindi quella sì di strappare un sorriso, ma amaro.
      Con amore pressoché filiale.
      Simona

  7. Isotta Vegman // 5 luglio 2011 alle 15:37 // Rispondi

    fra l’altro, guardando la home di questo sito e la vostra coreografia a green hill noto che riproduce l’nfelicità di animali SCHIAVI e non “animaletti felici di essere liberi dalla vivisezione” . Giust’appunto con l’animaletto felice NON sarebbe passato “in quel contesto” il messaggio che si voleva lanciare . Magari ne passava un altro ma non certo L’OPPOSIZIONE FERMA alla tortura animale .Ecco… per il Vp italiano .. è uguale. 🙂
    ciao Isotta

  8. Ciao,

    sono Antonella, una delle organizzatrici. Il qui sopra Marco (ciao capo!) mi ha segnalato questo articolo. Al di là dei caratteri di ognuno – ci può essere vegetariano più solare e vegetariano più introverso – io credo ci sia un po’ di confusione sul motivo ispiratore del Veggie Pride: non si tratta di una manifestazione per dare una dimostrazione dello stile di vita vegan.
    Il motivo per cui organizziamo questo corteo è la critica pubblica al massacro degli animali.
    Per fare un esempio: non si tratta di dire:

    sono vegetariano e scendo in piazza per dimostrare che noi vegetariani siamo felici, in salute e ironici.

    Ma:

    sono un cittadino che denuncia pubblicamente un problema sociale: la schiavitù degli animali.

    Il Pride di cui parliamo non sta nel dimostrare che noi siamo migliori degli altri, più fantasiosi, ma nel trovare il coraggio di condannare chi ci etichetta come stravaganti e che non prende sul serio la critica sociale che poniamo.

    Ciao
    anto

  9. il mio commento sul sito di Mirko c’è già Simona.
    ragazzi non fraintendemi voi, ma credo che ognuno abbia il diritto di pensare come meglio crede, in tutta coscienza e alla luce dei fatti: io sono per un approccio , in generale, per tutto, nella vita, non cruento. mi spiace che questo porti a criticare (nel senso letterale del termine, beninteso, non nel senso dispregiativo) chi come voi organizza manifestazioni simili, ma non lo condivido e non lo condividerò mai.
    il fatto che “gli altri” siano poco delicati o che facciano manifestazioni in cui gridano slogan crudeli oche vadano davanti alle carceri per me non è un giustificativo a fare altrettanto. se un mio amico spara a qualcuno io non mi sento giustificata a fare altrettanto, per intenderci e per dirla grossolanamente.
    voi siete convinti di fare bene e di essere nel giusto, io no e pertanto non partecipo a manifestazioni che si svolgono in modo contrario ai miei principi. di contro non mi metto certo a gridarvi che state sbagliando o che siete dei fomentatori di crudeltà, ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee per quanto mi riguarda, ma proprio per questo io ho la libertà di dissociarmene.
    non credo che si possa combattere la violenza esprimendone altra, non credo che ci siano le guerre sante, non credo che si possa giustificare la crudeltà con altra crudeltà, non credo nella rabbia e nelle sue manifestazioni, sotto ogni forma [questo non è riferito in particolare al VP, è un mio pensiero generale].
    la violenza e la rabbia ne generano inevitabilmente altra, non la fermano. e mai nessuno mi convincerà del contrario……il VP dal mio punto di vista esalta troppo l’aspetto crudele, avete le vostre ragioni non metto in dubbio questo, ma non la penso come voi.
    NB: ho risposto perchè mi è stato chiesto esplicitamente, e non per fare polemica. del resto mi pare che ci siamo scambiati pareri in modo molto piacevole e tranquillo, e questo di questo sono contenta.
    buon lavoro, comunque, ragazzi 🙂

  10. Isotta Vegman // 6 luglio 2011 alle 11:16 // Rispondi

    dite che il nome “no massacre pride ” potrebbe essere più chiaro ?

  11. Beh… non so se sia utile una ridondanza così ripetitiva: svariate giornate più o meno mondiali per l’abolizione della carne, manifestazioni di protesta contro questo o quel macello/allevamento/negozio ed altre proteste/manifestazioni similari. Boh… se non funzionano tutte queste (con gli stessi, identici scopi del vp), perchè dovrebbe funzionare una manifestazione praticamente uguale?
    Credo che se si volesse mandare un messaggio più politico che sociale, piuttosto che girare in una zona di uffici in un sabato pomeriggio semispento, sarebbe stato meglio organizzare una cosa del genere all’uscita (o all’entrata) di una seduta parlamentare importante… i politici sarebbero stati direttamente e meglio coinvolti.

    Riguardo il nome… si, meglio cambiarlo: Pride non c’azzecca molto.

    Semplice obiezione, con intatta stima verso chi si dà da fare per dare voce a chi non può urlare il suo dolore!
    Fabio

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