ULTIME NEWS

Fashion Victims

di Fabio "VegWizard" Costanzo Fossoli, periodo 1942-47: a poche centinaia di metri dal  centro urbano, fu allestito e reso operativo un campo di concentramento e di transito per ebrei e prigionieri politici e militari che il regime nazista inviava nei più famosi campi di sterminio di Auschwitz, Treblinka o Belzec. La fine della guerra ha portato allo smantellamento del campo, ora ritenuto un memoriale alle vittime che sono state lì rinchiuse, in attesa di essere portate nei loro luoghi di morti. Fossoli, 8 Gennaio 2011: alle porte di quel campo di concentramento, attivisti da tutta Italia si sono riuniti per marciare pacificamente fino ad un campo di concentramento e sterminio ancora oggi attivo, che falcia vite non più in nome di un ideale politico scellerato, ma, stavolta, in nome di demoni ancora più distruttivi: il denaro e la vanità.

Un allevamento di visoni che conta migliaia di prigionieri, destinati ad essere uccisi brutalmente, senza cura dei loro bisogni e diritti, con l’unica attenzione rivolta alla conservazione di un pelo folto, caldo e curato. Per questo motivo, sono preferiti sistemi di uccisione che lasciano gli animali agonizzanti per minuti eterni. Una vita non vale quanto il manto di un’animale che può diventare inserto di un giubbotto alla moda o di un obsoleta pelliccia addosso ad un’altrettanto arretrata vecchia. In circa 400 voci eravamo ad urlare alla famiglia Rossi, proprietaria dell’allevamento, che ciò che è legale a volte può essere moralmente inaccettabile. Speculare sullo sterminio di milioni di vite, non è un lavoro che nobilita l’uomo. Un presa di posizione così decisa, al punto da far ritenere necessaria la chiusura dell’intero tratto di strada su cui si affacciano entrambi i campi di sopraffazione, ha attirato l’interesse dell’informazione, pronta a raccogliere le dichiarazioni spaventate del signor Rossi:

In 51 anni di attività non è mai capitata una cosa del genere. La preoccupazione cresce. Temiamo atti violenti contro la nostra famiglia e l’azienda. Ci arrangiamo con allarmi e telecamere. Qualche agente di polizia continuerà a monitorare via Remesina Esterna ma la paura resta. Tuttavia non abbiamo intenzione di chiudere l’allevamento

Il paradosso di questa dichiarazione è sorprendente. Mentre quest’uomo teme azioni contro il patrimonio, da un gruppo che NON è quello che commette azioni illegali per l’abolizione e la lotta contro l’industria della pelliccia, continua a perpetrare soprusi contro la vita. Una dichiarazione palesemente vittimistica, per suscitare la pietà delle istituzioni e per ricercare l’appoggio, almeno morale, di potenziali clienti è offensiva verso le gravi responsabilità di queste persone. Non solo sono i mandanti, ma anche gli esecutori di uno sterminio senza fine in nome del lucro spietato di un’industria che veste di morte vanitose moraliste.

Poche parole sui giornali non possono e non devono rendere vittima un carnefice. La paura in queste dichiarazioni non è nulla in confronto a quella che vive ogni singolo visone intrappolato ed ingabbiato nei loro stabilimenti, in attesa di essere scuoiato e trasformato in pelliccia da qualche altro collega di questi aguzzini, parimenti senza scrupoli.

Immaginate per un attimo di essere voi stessi gli animali rinchiusi in quell’allevamento. Indipendentemente dalla personale considerazione del regno animale, indipendentemente dal ritenere gli animali intelligenti o dotati di anima, semplicemente ora provate a mettervi nei loro panni. Noi tutti sappiamo che gli animali hanno percezioni basilari simili alle nostre: provano affetto, dedizione alla prole, paura e sofferenza di fronte al dolore e alla privazione della libertà. Immaginate, quindi, di essere chiusi per tutto il giorno, tutti i giorni della vostra vita, in una gabbia. Potete raramente toccare i vostri vicini, non vedete mai il cielo, non sentite l’erba sotto le vostre zampe. Forse non sapete nemmeno cosa sia l’erba dato che siete nati lì, condannati a considerare le sbarre che vi circondano come tutto il vostro infelice mondo: dormite lì, fate i vostri bisogni, mangiate… tutto nella stessa piccola, stretta e gelida gabbia. Ogni tanto, un’inquietante parvenza di spazio in più la trovate nella gabbia ormai vuota dei compagni che avevate accanto. Sapete che muoiono, ne avete la certezza, percependo la paura di chi viene prelevato a pochi passi da voi (tutti sappiamo che gli animali hanno istinto ed empatia maggiormente sviluppati) e voi siete lì, terrorizzati, ed avete la sensazione che, prima o poi, quella figura umana, incurante del vostro terrore, verrà ad afferrare anche voi, vi porterà lontano dal freddo metallo delle sbarre e vi priverà della sola cosa che vi è rimasta, la vita.

In tutto questo, sapete che nessuno potrà salvarvi, nessuna forza dell’ordine, nessuna autorità vi libererà da questa sanguinosa prigionia, semplicemente perché tutto è legale.  Guardiamo al progresso come all’innovazione tecnologica: tutto ciò che ci rende sempre più ricchi con sempre meno tempo e sforzo è progresso. Avanziamo sempre in nome del denaro. Eppure, ciascuno di noi è ancora più importante in un’evoluzione sociale, politica e mentale più significativa, anche se purtroppo, più lenta e minata dalla paura del cambiamento. Si lavora per mantenere se stessi ed i propri cari. Questa è la nobiltà del lavoro: guadagnarsi da vivere, per vivere liberi. Ma quando il lavoro consiste nella negazione totale di ogni libertà e dignità del prossimo, quando lavorare significa arricchirsi sulla sofferenza, la morte ed il dolore di migliaia di altre vite sacrificate per vanità, la nobiltà del faticare per ottenere ciò di cui si necessità per esprimere libertà e dignità diventa vana. Nei decenni, tante attività lavorative basate sulla sopraffazione sono diventate inaccettabili: la schiavitù, la prostituzione (compresa quella minorile), il lavoro forzato dei prigionieri, la sperimentazione sugli umani (i medici nazisti hanno effettuato numerosi studi scientifici sui reclusi nei campi di sterminio)… A fronte di battaglie, partite da piccoli gruppi, che hanno poi coinvolto sempre più persone, singoli cittadini ed istituzioni, siamo riusciti ad ottenere un riconoscimento sempre più largo del valore della libertà e del diritto alla vita dignitosa del prossimo. Questo processo continua, sempre più persone stanno ampliando questo concetto, semplice e largamente accettato, a tutti coloro che condividono con noi la capacità di godere, provare affetto, gioia, dolore, paura ed empatia nei confronti della vita in tutte le sue sfaccettature. Il lavoro nobiliterà tutti, solo se nessuno ne sarà danneggiato; tutti gli stabilimenti di produzione basati sulla morte, sulla sofferenza e sulla privazione possono essere facilmente convertiti in attività utili a noi e al prossimo. Tutti potranno finalmente lavorare senza temere l’idea altrui, ma ciascuno, prima di tutto, deve rendersi conto della situazione attuale.

Annunci

1 Commento su Fashion Victims

  1. Una vita non vale quanto il manto di un’animale che può diventare inserto di un giubbotto alla moda. sono daccordo al 100% con questo post dovresti iscriverti alla classifica dei blogger più influenti nel mondo della moda e far sentire che esiste anche un altro tipo di moda! http://lei.excite.it/sondaggio-moda-2011-che-fashionista-sei-N78542.html

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: