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Natura e pregiudizio – l’utopia Vegan

Abbiamo l'onore di postare quest'oggi un ottimo articolo di un amico, Fabio VegWizard vegan da diversi anni, che ha fatto questa scelta dopo essersi ampiamente documentato per rassicurare i genitori circa la stessa direzione presa dal fratello a cui è molto legato. Speriamo possa aiutare molti di voi a capire che diventare vegan non è una cosa fuori dal mondo, non è impossibile e non si perde nulla, ma anzi... Buona lettura.

gentile concessione di Elisa Clementi

In molti ci chiediamo spesso cosa sia giusto e cosa, invece, sia controproducente per noi, gli altri e ciò che ci circonda. Per molti argomenti, la risposta è semplice; per altri, invece, nonostante la semplicità sia alla base di qualunque legge naturale, sembrano esserci mura invalicabili di ignoranza, paure e false convinzioni che ci impediscono di guardare chiaramente cosa c’è dietro una scelta o uno stile di vita, la coerenza. Cresciamo e veniamo educati in un mondo di convenzioni: dove i ruoli di ognuno sono quasi del tutto stabiliti. Il medico ha la conoscenza, i genitori la patria potestà, i luoghi comuni la ragione su ogni cosa.

Ed ecco che veniamo assorbiti da un sistema non cosi tanto perfetto, in cui i difetti non vengono affrontati, ma aggirati con una sorta di passiva accettazione.
È di questo che mi sono accorto in un periodo, relativamente breve, in cui ho cercato di informarmi da fonti più o meno ufficiali su ciò che nasconde la semplice e malvista dieta vegetariana. Le varie ricerche mi hanno aperto un’infinità di orizzonti che neanche sapevo esistessero, e non è tutto: la cosa sconvolgente è il fatto che ciascuno di questi punti di vista completa ed amplia l’altro, senza presentare contraddizioni, in un linguaggio multisensoriale di razionalità ed emotività unico, completo e sorprendente. Ogni aspetto, poi, può essere analizzato sempre più a fondo, aprendo nuovi studi, nuove filosofie e nuove rivelazioni semplici e spiazzanti per come riescano a combaciare senza contrasto con quanto già si conosce.

È sicuramente impossibile spiegare fino in fondo un concetto del genere in un articolo di poche parole. Il modo migliore per rendersene conto è percorrere questa ricerca personalmente, riprendendo teorie eliminate dagli esponenti di un sistema basato non sulla semplicità, ma sul potere e sui guadagni. Cercherò di spiegare in modo generale il mio sentiero su vie parallele, con il semplice scopo di ispirare chiunque vorrà aprirsi ad una ricerca senza fine di ciò che, in quanto umani, abbiamo perso tirandoci fuori dai meccanismi di vita della Natura per inserirci in un sistema di scienza asservita alla società.

Il motivo principale per cui mi sono avvicinato allo studio del vegetarismo in tutti i suoi aspetti, è stata la necessità di rassicurare i miei genitori sulla non dannosità della scelta di diventare vegetariano che fece mio fratello poco tempo prima. Già concordavo sulle sue scelte etiche, legate alla sofferenza ed ai diritti degli animali, ma non essendo ancora riuscito a fare il passo, mi limitavo a sostenerlo da fuori, cercando una fantomatica necessaria soluzione di dieta equilibrata.
È stato quindi quello salutistico il primo aspetto preso in considerazione: non il più importante, ma semplicemente il primo che ha richiesto un esame particolareggiato. Mi sono imbattuto in varie argomentazioni dell’insostenibilità della dieta vegetariana ed in altrettante che ne esaltavano la salubrità. Ho spaziato sul tema di alimentazione e medicina fino a che ogni informazione, negativa e positiva, combaciasse in una spiegazione per me logica ed istintiva. L’approdare nel campo delle medicine alternative ed ormai demonizzate dell’igienismo e dello stile di vita fruttariano mi ha dato tutte le spiegazioni di cui necessitavo, non solo per sostenere la scelta di mio fratello, ma per spingere me stesso oltre: diventare vegano ed intraprendere addirittura la strada verso un’alimentazione il più possibile a base di frutta e verdura, passando anche un luminoso periodo da crudista che, purtroppo, esigenze sociali e lavorative hanno contribuito a ridimensionare verso una dieta vegana tendente al crudismo.
Ciò a cui sono arrivato, in modo estremamente sintetico, è l’aver capito che la scienza medica è asservita al sistema politico e soprattutto economico della nostra società; pertanto ciò che afferma, dovrebbe essere filtrato da tutti gli interessi che vanno oltre il benessere della gente. Tale asservimento della conoscenza è visibile nel contrasto malamente celato tra le raccomandazioni accorate che nutrizionisti e medici danno in diversi momenti ed ambiti. Spesso consigliano di assumere quotidianamente quantità di frutta e verdura tali da essere quasi impossibili da affiancare a qualsiasi altro alimento (si tratta di 5 porzioni di verdura e 3 di frutta in una giornata. È evidente che 8 porzioni coprano abbondantemente le quantità di alimenti per tutti i pasti della giornata); altre volte, soprattutto in situazioni a tema riguardanti argomenti quali “proteine” o “ferro”, raccomandano fortemente un consumo di carne purché sia modesto, usando la famosa affermazione “di tutto, ma un poco”. Sembra sempre più palese che nel primo caso si voglia davvero aiutare l’ascoltatore o il lettore a raggiungere uno stato di salute ottimale, mentre nel secondo, si debba dire qualcosa che appaghi il finanziatore della puntata o della rivista su cui sarà pubblicato l’articolo, mantenendo però il consiglio di assumere pochi alimenti sbagliati.

Siamo costantemente condannati alla guerra ed alle tensioni proprio a causa della tremenda perdita di empatia ed a causa delle incomprensioni scaturite dal nostro cieco affidamento al linguaggio scritto o parlato, formalmente perfetto, ma incredibilmente sterile e freddo.

L’aspetto, invece, più importante che ha spinto me e la maggior parte delle persone ad abbracciare la filosofia vegan è quello emozionale o etico. Tutti noi proviamo empatia per gli altri, umani o di altre specie. Fiumi di parole sono già scorsi a proposito della capacità degli animali di provare emozioni come affetto o terrore, dolore o felicità. Credo che sia qualcosa per cui le parole non hanno un gran potere. Bisognerebbe avere il tempo di tornare bambini e passare alcuni momenti con gli animali, comunicando con loro i nostri stati d’animo ed imparando a comprendere i loro. Siamo costantemente condannati alla guerra ed alle tensioni proprio a causa della tremenda perdita di empatia ed a causa delle incomprensioni scaturite dal nostro cieco affidamento al linguaggio scritto o parlato, formalmente perfetto, ma incredibilmente sterile e freddo.
Conoscere un nuovo modo di vivere, non così lontano da quello che abbiamo, ci mette in condizione di non dover temere dei cambiamenti cosi radicali, ed allo stesso tempo permette di aumentare la nostra sensibilità verso altri esseri senzienti che hanno davvero pochissime differenze rispetto a noi o quegli animali che definiamo di “affezione”, arricchendoci anche in molte altre attività come l’arte o i rapporti interpersonali.

Il rispetto per il nostro stesso corpo e per gli altri animali è come se fossero tasselli nel grande mosaico del rispetto che la Natura usa come base per tutti i suoi ecosistemi equilibrati. Uno stile di vita come quello vegetariano, o meglio ancora quello vegan, sarebbe un toccasana per l’intero sistema Terra: la produzione di carne e dei altri prodotti animali hanno un rapporto costo/quantità estremamente alto. Ciò significa che le risorse utilizzate per la produzione di un solo kg di carne sono altissime e tutto ciò pesa in modo molto serio sul bilancio degli ecosistemi, che si ritrovano a dover affrontare un alto inquinamento atmosferico ed idrico, a causa delle deiezioni e dei liquami smaltiti dagli allevamenti, che contano un numero innaturale di bestiame in pochissimo spazio. Vi sono tantissime fonti da cui trarre e comparare le cifre correlate agli allevamenti ed all’inquinamento che provocano. Inoltre, una quantità impressionante di terre devono essere impiegate e sfruttate per dare foraggiamento al bestiame. Questi terreni vengono sottratti al patrimonio forestale (spesso dei paesi più poveri), arrecando un grave danno ambientale ed economico per i popoli che vivono in quelle zone.
Vivere in modo più salutare nel rispetto del prossimo, non può che portare a meno sprechi e meno pesi per l’ambiente in cui viviamo e che quotidianamente deturpiamo con l’arroganza e l’ingordigia. Tutto porterà alle basi per un conseguente guadagno per tutti, in un miglioramento continuo, su vari fronti.

Ed a giovarne non saranno solo foreste, mari, praterie, animali, società umana e sistema economico rinascente, ma anche i popoli più poveri e meno abbienti di quelli in cui abbiamo la comodità di nascere. Il discorso fatto in precedenza per le risorse e l’inquinamento si traduce velocemente in termini economici. I Paesi che vedono espropriati i loro territori, destinati al pascolo degli allevamenti delle multinazionali, potranno avere maggiori basi su cui costruire un’economia più forte ed indipendente. Con maggiori probabilità di uscire dalla loro lunghissima crisi imposta dall’economia capitalista degli Stati ricchi.

L’ostacolo più grande che in molti ci siamo posti, prima di proseguire in una scelta che istintivamente e razionalmente porterebbe grandi soddisfazioni su vari livelli, è quello del cambio di abitudini. Sembra che un vegano, più di un vegetariano, non abbia nulla da mangiare se non insalata, frutta ed altri alimenti ritenuti miserabili. La preoccupazione più grande è quella di sentire la mancanza delle vecchie abitudini e di non poter reggere uno stile cosi diverso se non per brevissimo tempo. Prima di porsi tanti problemi inesistenti, sarebbe meglio informarsi sulla quantità di ricette, pietanze ed alimenti che possono finire sulla tavola di chiunque voglia provarli. Non esistono cibi da vegan: chiunque può provare seitan, tofu, muscolo di grano, specie di cereali diverse dal grano, piatti esotici o mediterranei a base di verdura, farine, legumi o cereali. Magari, inserendo prima questi alimenti in una dieta a cui si è abituati, risulterebbe più facile sostituire, piuttosto che eliminare.
È vero, il cambiamento richiede applicazione, come iniziare ad andare in palestra, un nuovo lavoro, un corso di studio o qualsiasi attività nuova. Modificare una dieta non è altro che qualcosa del genere, ma sembra imporre più limitazioni di quanto si creda e le eventuali limitazioni sono solo temporanee, fino a che non ci si sarà abituati al cambiamento.

Questo è uno schema molto sintetico di come vari concetti apparentemente senza alcuna connessione possano combaciare ed integrarsi. Lo condivido con gli interessati con il semplice ed unico scopo di essere un esempio di come si possa iniziare un avvicinamento ad uno stile di vita diverso da quello convenzionale, imparando a valutare altri aspetti, oltre a quelli propinati dai luoghi comuni o dalla cultura ufficiale (che spesso non coincide con quella giusta). Non vi è alcuna pretesa di mostrare la via della Verità assoluta. Ognuno di noi ha i propri punti di vista, che vanno sviluppati in maniera del tutto libera ed individuale. Il bello di questo tentativo sta nel fatto che, in qualunque modo, non sarà tempo sprecato: qualsiasi sarà il traguardo di questo sentiero, una volta raggiunto, avremo ottenuto un’esperienza profonda ed istruttiva, in quanto sarà un’esperienza vissuta pienamente, provata direttamente sulla pelle e nell’anima; ci avrà tirato fuori dalle strutture prefissate di una vita secondo regole e convenzioni sterili e per la maggior parte basate su luoghi comuni.

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